About a Boy – Un ragazzo

About a Boy - Un ragazzo recensione

About a Boy – Un ragazzo

Il film sarà proiettato sabato 25 luglio all’interno dell’evento Aspie Saturday Film, che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente.

Di storie di amicizia tra adulti e bambini sui generis è costellata la storia del cinema (da Il monello di Charlie Chaplin a L’estate di Kikujiro di Takeshi Kitano), ma l’idea di About a Boy – Un ragazzo ha sicuramente una sua originalità: l’incontro tra Will e Marcus è infatti quello tra un eterno Peter Pan, un trentottenne che vive di rendita sul successo di una vecchia canzone natalizia scritta da suo padre, e un dodicenne che appare più grande della sua età, irrimediabile outsider tra i suoi pari. Un incontro, quello tra i due, che finirà per sconvolgere la vita di entrambi, ma forse li aiuterà anche a viversi le rispettive età con più consapevolezza.

Il film di Chris e Paul Weitz, alfieri della commedia statunitense in trasferta britannica, è tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby, autore dallo humour caustico che più di una volta ha prestato i suoi soggetti al cinema. E c’è in effetti molto del mondo di Hornby in About a Boy – Un ragazzo, dalla descrizione di due personaggi sui generis a quella di certa borghesia inglese, vista con uno humour graffiante che però non esclude una qualche forma di affetto. Ed è narrata con empatia, in effetti, la storia di Will e Marcus (due ottimi Hugh Grant e Nicholas Hoult), entrambi prigionieri dei rispettivi mondi, incapaci di rapportarsi ai propri pari e sostanzialmente soli.

La citazione per cui “Nessun uomo è un’isola”, attribuita da Will a Jon Bon Jovi – in realtà risalente al 1624 e a un’opera di John Donne – è la massima che l’uomo si sforza in tutti i modi di smentire, tentando di dimostrare di essere proprio un’isola: un’entità perfettamente autosufficiente, padrona del proprio spazio e libera da qualsiasi legame. Solo quando punta le sue antenne su una madre single, e si trova ad avere a che fare con la depressa amica di lei e col figlio dodicenne, Will capisce che le conquiste non sono tutte gratuite. Il giovanissimo Marcus entrerà nella sua vita in modo brusco, chiedendogli a suo modo di interpretare una figura a metà tra il padre e il fratello maggiore, ruoli che l’uomo vede poco adatti a sé.

La sceneggiatura, scritta dai fratelli Weitz e da Peter Hedges (candidata all’Oscar nel 2003) sfronda un po’ del sottobosco umano e sociale narrato da Hornby, arrivando a toccare solo marginalmente il rapporto di Marcus con la coetanea Ellie e rendendo accessoria – e meno “pesante” narrativamente – la love story tra Will e la Rachel interpretata da Rachel Weisz. Un’operazione che asciuga in parte il testo originale, lasciando in primo piano l’evolvere del rapporto tra i due protagonisti, i dialoghi brillanti e i quadretti muti che li vedono insieme, come coppia tanto apparentemente mal assortita da risultare in un’amicizia unica e fruttuosa per entrambi. La stessa riscrittura integrale del finale va vista proprio nell’ottica della valorizzazione del rapporto tra i due protagonisti.

Resta comunque molto, in About a Boy – Un ragazzo, del testo originale di Hornby, dalla descrizione dei personaggi secondari (la madre di Marcus – una hippie incapace di capire suo figlio, tra i “ti voglio bene” pronunciati spudoratamente e le canzoni anni ‘70 poco apprezzate dai suoi coetanei) allo sguardo tra il sardonico e il divertito su contesti come quello del gruppo dei genitori single, terreno di caccia prediletto dal personaggio di Hugh Grant che segnerà anche la trappola in cui finirà per cadere. Al centro di tutto, le due “isole” costituite per motivi diversi da Will e Marcus, che finiscono per avvicinarsi l’un l’altra e far avvicinare tante isole a loro simili, fino a formare un vero arcipelago. Un risultato che nessuno dei due poteva immaginare, ma certo da non sottovalutare.

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