Blinded by the Light – Travolto dalla musica

Blinded by the Light - Travolto dalla musica recensione

Blinded by the Light – Travolto dalla musica

Il film sarà proiettato sabato 11 settembre all’interno dell’evento Aspie Saturday Film, che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente.

Un film come Blinded by the Light – Travolto dalla musica, ultimo (tuttora) lavoro della regista inglese di origini indiane Gurinder Chadha, è un’opera che parla apertamente a una determinata, ben identificata fetta di pubblico. Lo fa schiettamente, senza nascondersi. Il titolo, ripreso da una delle prime canzoni di Bruce Springsteen – parliamo dei lontani anni ‘70 – parla d’altronde chiaro: il film è rivolto principalmente ai fans del cantautore/rocker americano, parla a questi dando loro “del tu”, contiene quasi in ogni sua scena un rimando a una canzone, a una frase o quantomeno a un’atmosfera della musica di Springsteen. Certo, il film di Gurinder Chadha non è tuttavia un lavoro a uso e consumo dell’appassionato; anzi, si sforza al contrario di essere trasversale, di allargare il suo sguardo e di rivolgersi un po’ a tutte le categorie di spettatori. Come, a ben vedere, fa la musica dello stesso Bruce Springsteen, che nelle sonorità e nei testi vuole essere accessibile a tutti e complessa al tempo stesso, ludica e politica. Perché lo stesso Blinded by the Light – Travolto dalla musica è anche un film politico. Come vedremo.

Protagonista del film, ambientato nel 1987 nella cittadina di Luton, nel Regno Unito, è Javed Khan, un adolescente di famiglia pachistana, che vive coi tradizionalisti genitori e le due sorelle. Javed ha un rapporto conflittuale con la sua famiglia, si sente un alieno sia in casa, dove fa fatica ad adeguarsi alle rigide regole imposte da suo padre, sia a scuola, dove sconta il razzismo e il bullismo di molti suoi coetanei. Un suo compagno di classe, anche lui di origini asiatiche, un giorno gli presta una cassetta contenente alcune canzoni di Bruce Springsteen: appena Javed le ascolta, resta folgorato dai testi e dalla musica, con cui ha un’identificazione pressoché totale. In particolare, la poetica della fuga da un mondo chiuso, della voglia di scappare da un ambiente opprimente verso un futuro e un luogo diversi, catturano subito l’immaginazione di Javed, che vede riflessa in quel mondo la sua stessa realtà. Il ragazzo, stimolato dalle canzoni di Bruce, ritrova così l’accantonata passione per la poesia, recuperando le sue vecchie creazioni e iniziando a scriverne di nuove. Tuttavia, i sogni di Javed dovranno scontrarsi da un lato contro la spietata realtà che lo circonda, dall’altro contro la cecità di suo padre, incapace di comprendere la sua aspirazione a una vita diversa.

Con Blinded by the Light – Travolto dalla musica, arrivato pochi anni dopo l’affresco storico de Il palazzo del Viceré, Gurinder Chadha torna ai suoi usuali ritratti microsociologici, di entità marginali e vita minuta, raccontati con lucido realismo ma anche con un sempre presente ottimismo di fondo. Il film, in particolare, fa una riuscita sintesi tra musica, parole e immagini, completando alcune scene con sovrimpressioni dei testi delle canzoni di Springsteen, evocate di volta in volta dalle situazioni messe in scena (o direttamente ascoltate dal protagonista nella diegesi narrativa). Il risultato è un film contrassegnato da una sorta di “realismo magico”, che non stacca mai i piedi da terra ma trasfigura a tratti la sua rappresentazione della realtà in parentesi sognanti a ritmo di rock, sfidando anche in un paio di sequenze la verosimiglianza (due in particolare, dal taglio quasi musical). Eppure, quello della Chadha è un film che non fa sconti nella rappresentazione della realtà dell’epoca, e della spietata morsa che si chiude su un giovane che vive contemporaneamente le difficoltà dell’adolescenza (con tutta la carica conflittuale che questa porta con sé) e l’emarginazione sociale di un ragazzo figlio di immigrati nell’Inghilterra thatcheriana degli anni ‘80. Proprio a questo proposito, c’è un immagine in particolare del film, che chiude una sequenza incentrata su un corteo di estremisti anti-immigrati, che risulta in assoluto tra le più politiche del cinema degli ultimi anni: un’immagine che, da sola, vale più di mille parole.

A ben vedere, Blinded by the Light – Travolto dalla musica smonta anche quell’immagine forzatamente nostalgica, diventata negli ultimi anni sempre più manierista e finta, dello stesso decennio degli eighties: lo fa mettendo in scena questo periodo per quello che era (concretamente) per larghe fasce di popolazione, in uno dei paesi più liberisti della società occidentale dell’epoca. Gli invisibili diventano visibili, anzi urlano sullo schermo (e nelle note) la loro voglia di esserci e di contare. L’altra intuizione felice del film di Gurinder Chadha è proprio quella di utilizzare – col gratuito benestare dello stesso interessato – una musica apparentemente semplice (e ottimista) come quella di Bruce Springsteen: un ottimismo, quello delle canzoni di quest’ultimo, che non solo ha i piedi costantemente affondati in terra, ma che a volte fa mostra delle ferite e delle piaghe che la realtà infligge loro, contrappuntando la sua epica con una visione molto più cupa e complessa di quanto non possa apparire. Non è un caso che l’”epifania” musicale del giovane protagonista si compia proprio sulle note di una delle canzoni apparentemente più facili e easy listening della produzione springseeniana: quella ballabile, orecchiabile Dancing in the Dark che non a caso ispirò, per il suo videoclip, un regista di film foschi e a volte lugubri come Brian De Palma. Nello stesso titolo del brano, c’è tutta la potente dialettica della sua musica e del suo testo (e della produzione di Springsteen tutta): si balla, sì, ma nell’oscurità. Con la speranza urlata al mondo di venirne fuori, prima o poi, perché altrimenti quella danza sarebbe priva di senso.

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