Fucking Åmål – Il coraggio di amare

Fucking Åmål - Il coraggio di amare recensione

Fucking Åmål – Il coraggio di amare

Il film sarà proiettato sabato 18 luglio all’interno dell’evento Aspie Saturday Film, che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente.

Elin e Agnes sono due adolescenti che vivono nella piatta, monotona cittadina di Åmål. La prima è esuberante, estroversa, e nasconde le sue paure dietro a un velo di strafottenza; la seconda è ombrosa, solitaria e tendente alla depressione. Quando Agnes dà una festa per il suo compleanno, ed Elin – più per sfida alle convenzioni che per altro – è tra i pochi a presentarsi, tra le due scocca un sentimento semplice e inconfessabile. Un amore che, per essere ammesso persino a se stesse dalle due ragazze, dovrà scontrarsi col muro di bigottismo e conformismo che aleggia nella cittadina, tanto nel microcosmo intorno alle due ragazze quanto in quello adulto…

Piccolo fenomeno al botteghino svedese nel 1998 – quando contese il podio persino a TitanicFucking Åmål – Il coraggio di amare è un teen movie fresco, libero e intenso, che a oltre vent’anni dalla sua realizzazione non ha perso niente della sua capacità di coinvolgere. La storia di Elin e Agnes viene narrata con le classiche tappe della love story adolescenziale, eppure il regista Lukas Moodysson – all’epoca esordiente – non “bara” mai nella ricerca del coinvolgimento, non indugia in climax emotivi che pure sarebbe stato facile inserire, preferendo la descrizione puntuale dell’universo intorno alle due protagoniste.

È una storia dal taglio “piccolo”, quella raccontata da Moodysson, ma il regista mostra di avere come una lente di ingrandimento per i suoi personaggi, tanto per le due protagoniste quanto per i caratteri di contorno: il risultato è un piccolo studio antropologico sulla borghesia della provincia svedese, una provincia che viene stigmatizzata dal titolo e che mostra nel film tutto il suo conformismo. Elin, Agnes e i loro compagni sembrano avere ognuno il suo posto preordinato, incasellato in un’età adulta che può diventare solo appiattimento e rinuncia ai sogni: le due protagoniste, ognuna a modo loro, sfidano questo conformismo, con la vitalità inconsapevole dell’età adolescenziale.

La sceneggiatura di Fucking Åmål – Il coraggio di amare dissemina il film di dialoghi arguti, che mostrano tutta l’ipocrisia di un mondo adulto che finge apertura mentale, ma che poi è pronto a stigmatizzare qualsiasi comportamento che devii dalla norma; un mondo che accetta la diversità – quella sessuale come quella culturale – solo quando questa non intacca il proprio universo precostituito. In questo senso, il ribellismo diversamente declinato dalle due protagoniste ha una vitalità quasi punk, che diventa una sorta di sberleffo a un mondo che ad entrambe va evidentemente stretto. Una tendenza al conformismo, quella che circonda Elin e Agnes, che coinvolge anche il gruppo di pari, e che domanda alle due ragazze azioni forti per essere scalfita.

Fucking Åmål – Il coraggio di amare (un po’ ipocrita – e certamente superflua – la scelta del sottotitolo italiano) è un racconto adolescenziale che ha il passo e la leggerezza dei migliori teen movie americani, declinati con l’estetica del Dogma 95 che all’epoca informava di sé un po’ tutto il cinema nordeuropeo. Ma c’è tanta sostanza, sotto a una confezione che oggi può apparire simile a quella di tanti prodotti coevi, e c’è soprattutto una scrittura capace di cogliere al meglio tanto la figura (la love story delle due protagoniste, con tutte le sue sfumature) quanto lo sfondo (il microcosmo del liceo, “gabbia” che prepara i personaggi a quella solo apparentemente più spaziosa del mondo adulto). La “fottuta” Åmål non ha avuto ragione dei sogni di Elin e Agnes – almeno, non ancora. Le due ragazze, a quel mondo che le vorrebbe lontane e omologate, sembrano almeno intenzionate a vendere cara la pelle.

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