Ghost World

Ghost World recensione

Ghost World

Il film sarà proiettato sabato 7 dicembre all’interno dell’evento Aspie Saturday Film, che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente.

Ispirato all’omonima graphic novel di Daniel Clowes (che ne ha anche firmato la sceneggiatura) Ghost World è uno di quei film la cui popolarità è cresciuta nel tempo, fino ad acquisire dopo quasi un ventennio lo statuto di cult. Non si fa fatica a comprendere tanta considerazione, oggi, riguardando il film di Terry Zwigoff: la sua struttura da teen movie classico, inizialmente lieve e apparentemente teso a delineare la più classica delle parabole adolescenziali, si va a innestare in una realtà di provincia descritta in modo acuminato, persino feroce. Già i titoli di testa, con quella carrellata a spiare un vicinato isolato e rassegnato, in cui solo il personaggio della giovane Enid sembra realmente vivo, dovrebbe mettere in guardia. D’altronde, il titolo è una dichiarazione persino esplicita: quello in cui Enid e Rebecca vivono pare davvero un mondo di fantasmi, una provincia americana in cui ci si accontenta di sopravvivere (e male). Al termine dell’adolescenza, però, le due dovranno decidere una volta per tutte come rapportarvisi, a quel mondo all’interno del quale, a dispetto di tutto, sono cresciute.

L’estate successiva al diploma, per le due ragazze, sarà quella che segnerà per sempre, in modi diversi, le loro vite: mentre progettano di andare ad abitare insieme, infatti, Enid e Rebecca si imbattono in Seymour, uomo solitario e collezionista compulsivo. L’occasione per l’incontro è data da un crudele scherzo: le due, infatti, hanno trovato un annuncio su un giornale in cui Seymour invitava una donna conosciuta all’aeroporto a farsi viva e telefonargli. Le due ragazze chiamano Seymour e gli danno appuntamento in un locale, per poi osservare da lontano il suo disappunto quando l’inesistente sconosciuta non si presenta. Annoiate e intenzionate a prendersi gioco ancora un po’ dell’uomo, le due lo seguono fino a casa e iniziano a spiarlo. Quando Enid, con un pretesto, avvicina Seymour al suo banchetto in un mercatino di vinili usati, la ragazza inizia a essere realmente incuriosita dall’uomo. Enid avvia una strana e sempre più forte amicizia con quell’individuo solitario, avvertendo con lui un’affinità maggiore di quanto non avrebbe mai pensato; nel frattempo, Rebecca trova un lavoro estivo e sembra sempre più avviata ad “assimilarsi” in quel mondo borghese che le due ragazze tanto disprezzavano.

Oltre all’origine fumettistica, evidente nella fattura dei colori e nell’iperrealismo delle situazioni, si nota in Ghost World l’influenza di tanto cinema indie americano anni ’90, a cominciare da Kevin Smith e dal suo universo sboccato, nerd e surreale. Tuttavia, nel film di Zwigoff (regista indipendente a suo agio coi temi dell’alienazione, che ha modellato il personaggio di Seymour sulla sua stessa figura) c’è una leggerezza solo apparente, un’amarezza persino tragica celata appena sotto la rutilante confezione, il ritmo sostenuto, i dialoghi serrati. Il cinismo delle due ragazze è quello di due outsider in un universo di provincia messo in scena con toni accesi, virati in grottesco eppure straordinariamente credibili; una ricognizione che parte dal mondo adulto, dalla sua inerzia (l’assente, spaesato padre di Enid) e dalle sue piccole e grandi meschinità (la grottesca insegnante del corso di recupero che la ragazza deve frequentare), fino a coinvolgere un mondo adolescenziale che si è modellato sulla sua controparte, imitandone in piccolo gli atteggiamenti, le abitudini, la forma mentis. Un universo che malgrado tutto, nel suo riprodursi sempre uguale a se stesso, presenta anche elementi rassicuranti (il vecchio che aspetta un bus che – forse – non passerà mai).

L’amicizia tra le due protagoniste (col volto di due star del cinema americano che verrà, ovvero Thora Birch e Scarlett Johansson) finirà in crisi a causa della presenza di un Seymour che, nell’universo di “perdenti” tanto stigmatizzato e disprezzato dalle due ragazze, sembra avere un’onestà naif e una purezza che lo allontanano decisamente da esso, rendendolo un ulteriore (e vero) outsider. Il diverso atteggiamento nei confronti di questo vero e proprio “alieno” farà emergere la differenza di vedute – e aspirazioni – tra le due amiche, rappresentando un elemento importante per la loro crescita personale; ma il processo non sarà privo di accidenti e ripercussioni. Non lo sarà neanche per lo stesso Seymour, in equilibrio precario in un mondo che a sua volta non gli appartiene, fragile e capace di farsi destabilizzare dall’irruzione nella sua vita di Enid. Nell’ultima parte di Ghost World, lo humour surreale e sboccato lascia il posto a un’amarezza che non era difficile da scorgere, e che segnerà per le due amiche (in modi diversi) un traumatico ingresso nel mondo adulto: ma anche, forse, una maggior consapevolezza della propria posizione rispetto a quel “mondo di fantasmi” che ha segnato, volenti o nolenti, la loro stessa crescita.

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