Giulia

Giulia (2021)

Giulia

Il film sarà proiettato sabato 26 novembre all’interno dell’evento Aspie Saturday Film, che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente.

Siamo a Roma nell’estate del 2020, subito dopo il limitato allentamento del lockdown, che aveva di fatto bloccato il paese e confinato i cittadini nelle proprie case. In questo contesto la trentenne Giulia, giovane donna introversa e umorale, viene cacciata di casa dal suo ex fidanzato, incapace di tollerare le sue intemperanze e le sue stranezze caratteriali. La ragazza, lasciata in strada e priva di una dimora stabile, inizia a vagare tra poco fortunati colloqui di lavoro e amanti occasionali conosciuti in rete; l’unica occupazione con un minimo di stabilità di Giulia è la sua attività di volontaria presso un centro anziani, in cui intrattiene gli ospiti col canto e il racconto di storie. Proprio nel contesto del centro Giulia incontra Sergio, un suo coetaneo attore, anch’egli senza lavoro; l’uomo, che tenta di utilizzare con gli ospiti il suo naturale talento nell’animazione, si invaghisce subito di Giulia, che tuttavia mal ne tollera l’invadenza, e lo considera un pericolo per il suo lavoro. Priva di un soggiorno fisso, Giulia è costretta suo malgrado ad accettare l’invito di Sergio a trasferirsi nella casa da lui condivisa con Ciavoni, sfaccendato amico che lo ospita a tempo indeterminato. Nonostante la sua scelta di fare buon viso a cattivo gioco, Giulia tollera a fatica la nuova sistemazione e la compagnia dei due amici; la successiva chiusura del centro anziani, a causa delle nuove restrizioni governative, rischierà di far crollare definitivamente il fragile equilibrio instauratosi tra i tre.

Film girato nello stesso periodo in cui è stato ambientato, ovvero in quell’estate 2020 che aveva visto un limitato ritorno alla vita sociale dopo le restrizioni del primo lockdown, Giulia è il terzo film da regista di Ciro De Caro, regista indipendente messosi in luce per la prima volta, nel 2013, col sorprendente Spaghetti Story. Proprio De Caro, regista da sempre attento agli umori contemporanei, e in particolare alla fascia di personaggi tra i trenta e i quarant’anni, dirige qui uno dei primi film che incorporano il tema della pandemia dentro la propria struttura, facendone un elemento (anche se non il principale) dell’orizzonte di vita dei protagonisti. Anche se girato in un periodo in cui, di fatto, l’incubo del Covid era appena cominciato, Giulia può dirsi in questo senso davvero uno dei primi film post-pandemici; da quando, infatti, vediamo la giovane protagonista (una notevole Rosa Palasciano) vagare tra un colloquio di lavoro e l’altro, tra mascherine alzate e riferimenti alle restrizioni tuttora in corso, capiamo che il Covid è diventato rapidamente parte integrante della quotidianità dei personaggi; un ulteriore elemento di un disagio più profondo, e di una precarietà assolutamente preesistente.

Precarietà che coinvolge in primis il personaggio della protagonista, atipica nel modo di fare e soprattutto in quello di rapportarsi agli altri, singolarmente legata ai ninnoli infantili e ai giocattoli raccolti nell’immondizia e portati dietro ovunque; un personaggio erratico e solitario, alla ricerca di uno spazio di vita che lo stesso ambiente circostante, oltre alla sua diversità, le rende complesso trovare. Nell’ingenuità e fragilità che la contraddistingue – ma anche nella schiettezza del suo agire e nella sua esibita indipendenza – Giulia è in questo senso una specie di contraltare più cupo della Amélie del celebre film del 2001; un’aliena che – a differenza del personaggio interpretato da Audrey Tatou – non ha trovato un ambiente altrettanto accogliente e capace di valorizzare la sua diversità, vedendosi costretta a difendere il suo spazio con spregiudicatezza e opportunismo. L’atipicità di Giulia, in questo senso, diviene nel film parte di un mosaico di differenti fragilità, che coinvolgono in primis i suoi due coinquilini, altrettanto privi di punti di riferimento e soggetti alla stessa strisciante angoscia per il futuro; tra i tre vediamo sprazzi di empatia, alternati a furiose liti (da antologia quella tra Giulia e Sergio precedente alla danza in terrazza) e a temporanei riavvicinamenti.

Commedia grottesca improntata a una certa cupezza di atmosfere, a un’angoscia appena percepibile sotto la leggerezza (quasi casuale) delle situazioni che mette in scena, Giulia offre una conclusione sospesa, così come era (è) sospeso e incerto il futuro di chi vive il periodo in cui è ambientato. L’”aliena” (neurodivergente?) Giulia prende le misure ai suoi simili, si apre limitatamente e fallisce, sbaglia forse i tempi, forse i modi, o più probabilmente entrambi. Comunque, la sua ricerca trasmette tutta la tensione di una vitalità mai doma, che non si esaurisce certo con l’ultima inquadratura. L’approdo del personaggio (così come quello di tutti gli altri) è sconosciuto, coerentemente all’impronta realistica che attraversa tutto il film, rappresentandone certo uno degli elementi più preziosi.

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