Il ragazzo che catturò il vento

Il ragazzo che catturò il vento recensione

Il ragazzo che catturò il vento

Il film sarà proiettato sabato 28 novembre all’interno dell’evento Aspie Saturday Film, che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente.

Siamo nel 2001. In un piccolo villaggio del Malawi, nell’Africa orientale, William Kamkwamba è un adolescente proveniente da una famiglia di agricoltori, che frequenta la scuola locale e nel tempo libero si diletta a riparare radio usate. Quando una crisi economica colpisce il villaggio, conseguenza di eventi climatici avversi e di un raccolto scarso, i genitori di William non possono più permettersi di pagare la retta scolastica per l’istruzione del figlio; il giovane, tuttavia, con uno stratagemma riesce a convincere l’insegnante di scienze a fargli continuare a seguire le sue lezioni, e a dargli libero accesso alla biblioteca. Qui, William si appassiona all’ingegneria e alla produzione di energia tramite fonti naturali; quando una terribile carestia colpisce il villaggio, e la sua famiglia è ridotta alla fame, il ragazzo inizia a progettare di costruire una pompa d’acqua alimentata da un mulino a vento, con cui porre rimedio alla siccità e assicurare la sopravvivenza della sua famiglia e del villaggio. Ma il padre di William, uomo tradizionalista, è convinto che quelli di suo figlio siano solo sogni…

È una favola contemporanea – ma con un taglio spietatamente realistico – Il ragazzo che catturò il vento, esordio dietro la macchina da presa dell’attore Chiwetel Ejiofor (premio Oscar per 12 anni schiavo). Una favola che si ispira a una storia vera, traendo spunto dall’omonimo libro di memorie scritto dallo stesso William Kamkwamba, che narra la sorprendente costruzione di un mulino a vento che salvò dalla siccità il suo piccolo villaggio. Il film è diviso in cinque capitoli, Semina, Crescita, Raccolto, Carestia e Vento, che scandiscono una vicenda che unisce l’attenzione per i rapporti familiari – con un particolare focus su quello, conflittuale ma sincero, che unisce William a suo padre – alla descrizione naturalistica di una realtà sociale dura, in cui la sopravvivenza non è mai data per scontata. Il film di Chiwetel Ejiofor – che interpreta personalmente il padre di William, Trywell – non arretra di fronte alla rappresentazione plastica della povertà, non edulcora le dinamiche che portano la famiglia del protagonista sull’orlo della fame, mostrando anche (tramite la sequenza della visita del capo del governo nel villaggio) l’azione spietata del potere, retto da una democrazia che è tale solo di facciata.

Ad attraversare la storia de Il ragazzo che catturò il vento, l’indefesso e ostinato amore per la conoscenza del giovane William, legato alle tradizioni di famiglia e desideroso di aiutare suo padre, ma allo stesso tempo convinto che solo i progressi scientifici potranno sollevare la sua famiglia, e il suo villaggio, dalla situazione di sottosviluppo in cui versano. Proprio la dialettica tra le necessità pratiche, che implicano il duro lavoro nei campi e la rinuncia a qualsiasi speranza di miglioramento – materiale e morale – e la convinta volontà del giovane di elevarsi attraverso lo studio, è il motivo che percorre trasversalmente tutta la storia, tradotto nel ritratto collettivo di una comunità che si rispecchia in quello, più in piccolo, delle dinamiche interne alla famiglia del protagonista. Un ritratto attento e mai scontato, che non dimentica i personaggi di contorno (vedi la sorella di William, e tutta la sottotrama che la coinvolge) e riesce a coniugare il realismo con il coinvolgimento emotivo di una storia che resta, malgrado tutto, all’insegna dell’ottimismo.

Proprio l’attenta regia di Ejiofor, che dosa con attenzione i momenti più emotivamente forti per concludere il film con un climax emotivo che fa il suo, permette a Il ragazzo che catturò il vento di trovare il giusto equilibrio tra esigenze di cronaca ed efficacia spettacolare, naturalismo nella rappresentazione e necessità di arrivare a un pubblico più vasto possibile. Uno scopo che il film raggiunge con scioltezza e sicurezza, affidandosi anche all’ottima interpretazione dello stesso regista (candidato al British Independent Film Award) e a quella, mai troppo enfatica, del giovane esordiente Maxwell Simba, che ben rende l’unione di caparbietà “sognatrice” e amore per la famiglia che caratterizza il personaggio del protagonista William.

Condividi questo post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Ogni sabato pomeriggio per vedere un film, discuterne e passare del tempo insieme