Jane Wants a Boyfriend

Jane Wants a Boyfriend recensione

Jane Wants a Boyfriend

Il film sarà proiettato sabato 12 dicembre all’interno dell’evento Aspie Saturday Film, che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente. ATTENZIONE: il film verrà proiettato in lingua originale con sottotitoli in inglese.

Jane, che vive con i suoi genitori e sua sorella Bianca a New York, nel Queens, ha appena compiuto 25 anni; un’età che però non corrisponde al modo in cui si comporta con lei sua sorella, che la controlla e protegge come una bambina. Jane è Asperger, ma è convinta di saper badare a se stessa e di poter ormai prendere decisioni autonome. Quando Bianca, che fa l’attrice per un teatro locale, sta per trasferirsi a vivere col suo fidanzato Rob nel quartiere di Brooklyn, i genitori delle due sorelle annunciano a sorpresa la loro decisione: i due si trasferiranno a loro volta nel New Jersey, e vorrebbero che Bianca e Rob prendessero con sé Jane. La decisione lascia le due ragazze interdette per motivi opposti, mentre Jane manifesta l’intenzione di trovare un fidanzato. Uno degli amici di Bianca, Jack, si avvicina alla sorella e se ne mostra incuriosito; ma Bianca, conoscendo il modo di fare volubile e poco affidabile di Jack, lo diffida dall’avvicinarsi ancora a Jane…

Si parla di autismo in termini di crescita personale e sfide, in Jane Wants a Boyfriend, commedia del 2015 inedita in Italia, che mostra come la condizione non freni, ma anzi spesso accentui, il desiderio di autonomia. Un motivo che sarà seguito anche da film come Tutto ciò che voglio e soprattutto dalla serie tv Atypical, che ha in comune con il film di William C. Sullivan la ricerca dell’amore da parte di una persona nello spettro. Jane – ottimamente interpretata dall’attrice Louisa Krause – vive nel suo mondo di costumi di scena (che rammenda per lavoro per sua sorella Bianca), di vecchi film romantici che guarda e riguarda ossessivamente, e di pancakes e biscotti che sa cucinare come nessun altro. Solo che quel mondo ormai le va stretto; ma qualsiasi passo faccia verso l’esterno è guardata a vista dall’apprensiva sorella, (troppo) consapevole delle sue difficoltà. Bianca, a sua volta, è una maniaca del controllo, e finisce per proiettare questo atteggiamento (che la penalizza anche in scena) su sua sorella, senza scorgerne l’evoluzione.

Jane Wants a Boyfriend si muove con grazia – e buon mestiere da parte del suo regista – tra i territori della classica commedia romantica e quelli del film sull’autismo, con una protagonista che ben incarna le difficoltà, ma anche la determinazione, che caratterizzano molte persone nello spettro. Non mancano così i momenti in cui il personaggio sfiora il meltdown, le crisi da overload sensoriale, la tendenza a imitare – espressa a volte in modo buffo – movenze e sguardi appresi dall’esterno, il rifugiarsi nella sicurezza ottimistica dei vecchi film, territorio sicuro assimilabile a quello delle fiabe. Dall’altra parte, troviamo un personaggio come Jack, a sua volta in crisi, insoddisfatto del livello raggiunto nel suo lavoro, prigioniero della sua stessa volubilità e dell’incapacità di impegnarsi in una vera storia. L’incontro con Jane sarà per lui l’occasione di scoprire uno sguardo nuovo sulla realtà, entrando a contatto con una diversità che sarà come una boccata d’aria fresca per la sua realtà sospesa.

Ancor più che in una love story atipica, ma in fondo rispettosa dei canoni del genere – con la variante del personaggio Asperger – i motivi di interesse di Jane Wants a Boyfriend risiedono nella descrizione del conflittuale e affettuoso rapporto tra le due sorelle, con la sua evoluzione e la graduale comprensione reciproca l’una delle ragioni dell’altra. I personaggi di contorno – tra cui quello del fidanzato di Bianca, Rob, giornalista in ascesa professionale – fanno bene il loro lavoro, delineando un mondo neurotipico che non può avere che una comprensione superficiale di Jane e del suo modo di rapportarsi alla realtà. Un modo di rapportarsi alla realtà che invece Bianca conosce – e con cui negli anni ha instaurato un rapporto (fin troppo) attento – e che è subito fonte d’attrazione per un personaggio apparentemente distante come Jack. Proprio il modo semplice di delineare il rapporto di Jane con un “fuori” che sempre più la ragazza sente il bisogno (a modo suo) di esplorare, è un altro dei punti di forza del film di William C. Sullivan, capace di coinvolgere e di toccare i giusti tasti emozionali nello spettatore, senza risultare mai melenso o ricattatorio.

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