Lei recensione

Lei

Il film sarà proiettato sabato 10 ottobre all’interno dell’evento Aspie Saturday Film, che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente.

È una love story, che attraversa tutti i passaggi delle love story, Lei. Il fatto che uno dei suoi due protagonisti sia un’intelligenza artificiale non toglie nulla alla pregnanza del rapporto tra Theodore (un eccellente Joaquin Phoenix) e il sistema operativo Samantha, che nella versione originale del film ha la voce di Scarlett Johansson. Ambientato in un futuro non troppo distante, in cui gli uomini possono essere connessi continuamente con i propri computer e comunicare con essi tramite auricolari, Lei racconta del solitario Theodore, un divorzio fresco alle spalle, che cerca di colmare la solitudine attraverso chat erotiche e videogiochi. Attratto da una pubblicità, l’uomo decide di acquistare un sistema operativo dotato di intelligenza artificiale; appena avviato, il sistema si dà autonomamente il nome di Samantha, e inizia ad apprendere sempre più sulla vita e le emozioni umane. Col tempo, il rapporto tra Theodore e Samantha si fa sempre più intimo, fino a sfociare in una vera e propria relazione d’amore; la mancanza di fisicità non è inizialmente un problema, ma col tempo iniziano a nascere anche le prime incrinature nel rapporto, esattamente come in una storia d’amore tra umani.

Diretto con grande sensibilità da Spike Jonze (Nel paese delle creature selvagge), Lei esplora le implicazioni di un futuro ipotetico, in cui le intelligenze artificiali possono assumere una propria personalità e arrivare a provare emozioni. Lo fa descrivendo un personaggio abituato a maneggiare le emozioni altrui (per lavoro, Theodore scrive lettere per conto di clienti che vogliono comunicare coi propri cari) ma in difficoltà con le proprie; incapace di lasciarsi del tutto alle spalle il matrimonio naufragato con Catherine, Theodore continua a cercare surrogati, impossibilitato a far tacere la cupa voce della malinconia che gli rimanda immagini della sua relazione finita. Cercando in Samantha un surrogato, Theodore trova inaspettatamente un essere con una propria personalità, proprie sensazioni ed emozioni, nonché la capacità di essere ferito. E la storia tra Theodore e Samantha, come si accennava in apertura, fa segnare tutte le fasi di una love story classica, tra crisi e riavvicinamenti, momenti di grande romanticismo e conflitti. La sceneggiatura di Jonze segue con grande intelligenza (e credibilità) le suddette fasi, fino a far deflagrare l’atipicità del rapporto tra i due protagonisti in un’ultima parte ad alto contenuto emotivo.

Apre questioni non di poco conto, Lei, su un eventuale carattere senziente delle intelligenze artificiali, e su una loro ipotetica capacità di provare sentimenti. Ma a essere descritto con grande credibilità è soprattutto il personaggio di Theodore, aiutato in questo dalla notevole prova di Phoenix. Il montaggio fa un uso intelligente del flashback per “scrivere” quelle parti di storia – quelle sul passato matrimonio di Theodore – che sarebbe stato difficile descrivere altrimenti; la figura di Samantha è tratteggiata col giusto mix di fragilità e decisione, affidandosi unicamente a una voce e alla brillantezza dei dialoghi scritti dallo stesso regista. Quello che resta, alla fine delle circa due ore di durata del film, è il senso di un cinema profondamente umano, anche laddove descrive la relazione tra un uomo e un computer. L’averlo fatto con tanta credibilità – per una storia che dava addito a più di un rischio di scivolare nel pacchiano – è per il film di Jonze un titolo di merito non da poco.

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