Nel paese delle creature selvagge

Nel paese delle creature selvagge recensione

Nel paese delle creature selvagge

Il film sarà proiettato sabato 26 settembre all’interno dell’evento Aspie Saturday Film, che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente.

Viene da lontano, il soggetto di Nel paese delle creature selvagge, precisamente da un libro illustrato di Maurice Sendak, intitolato in italiano Nel paese dei mostri selvaggi, del 1963. Da allora, il cinema si era avvicinato più volte al libro di Sendak, traendone anche un film d’animazione nel 1973; solo nel 2009, tuttavia, il progetto di un adattamento live action di Where The Wild Things Are – titolo originale di libro e film – ha potuto vedere la luce grazie al regista Spike Jonze.

La trama racconta di Max, un ragazzino dalla fervida fantasia cresciuto senza padre, che si sente trascurato da sua madre e sua sorella e sembra non avere amici. Dopo una lite con sua madre, a causa di un uomo che quest’ultima aveva portato a casa, Max fugge via per le strade della città, arrivando a una barca ormeggiata in quello che sembra un piccolo lago; Max sale sulla barca e inizia a navigare, il lago presto si trasforma in un oceano, e il ragazzino approda infine su un’isola popolata da strane creature. Queste, un tempo molto unite ma ora in preda alla malinconia e alla solitudine, vorrebbero dapprima mangiare il nuovo venuto, ma Max riesce a convincerle di essere un sovrano proveniente da lontano, venuto a riportare l’armonia sull’isola. Il ragazzo viene così incoronato re, e i suoi primi atti sembrano attirare il favore dei nuovi “sudditi”; presto, tuttavia, Max si renderà conto che far felici tutti è praticamente impossibile, e dovrà far fronte al malcontento di nuovo serpeggiante.

Nell’approcciarsi al soggetto originale, Jonze sceglie di non dirigere un film per bambini, ma piuttosto un’opera sull’infanzia, raccontata fantasticamente “ad altezza di bambino”. Nella sequenza iniziale, in cui il protagonista è dapprima felice di aver costruito un igloo con la neve accumulatasi sul giardino, per poi piangere quando questo viene distrutto dagli amici di sua sorella, c’è tutta la fragilità dell’età di Max, l’insieme complicato di sentimenti che rappresenta un’età che troppo spesso viene raccontata – anche al cinema – in modo semplicistico. Sull’isola, Max trova uno specchio del se quotidiano nell’amico Carol – soggetto a sbalzi d’ira e a crisi di gelosia analogamente a lui – e può così rendersi conto delle difficoltà provate da sua madre.

Racconto di formazione sui generis, che segue le oscillazioni emotive del suo protagonista, segnando le varie tappe della sua vita sull’isola, Nel paese delle creature selvagge è uno sguardo “da dentro” sull’infanzia e sui suoi misteri, declinato in chiave di narrazione fantasy. L’essere diventato “re” di una comunità di outsider come lui, l’aver saggiato le differenze tra i suoi membri e le difficoltà nella convivenza – al di là e al di fuori della gioia del dormire raggomitolati tutti insieme, come succede in un’esplicita scena – rappresenterà il primo vero incontro/scontro del protagonista con la realtà, traslata nella dimensione fantastica del viaggio. Un paradosso solo apparente. Il microcosmo dell’isola – e il rapporto coi suoi (stra)lunati(ci) amici – fungerà da “palestra” per il giovane protagonista, per una realtà che risulterà, se non meno dura, almeno più leggibile. Col ricordo indelebile di un viaggio speciale.

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