Poker Generation

Poker Generation recensione

Poker Generation

Il film sarà proiettato sabato 31 ottobre all’interno dell’evento Aspie Saturday Film, che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente.

L’idea di un personaggio autistico particolarmente abile nel gioco delle carte non è certo una novità. Il tema era già stato esplorato dal celebrato Rain Man – L’uomo della pioggia, e recentemente anche l’inedito White Frog aveva mostrato un adolescente Asperger con una particolare predisposizione per il poker. Ma l’italiano Poker Generation, film d’esordio di Gianluca Mingotto, si spinge più in là, facendo del gioco d’azzardo il tema centrale della trama. Il film narra la storia di Tony e Filo, figli di un padre disoccupato e col vizio del gioco, uniti da un legame indissolubile nonostante le differenze caratteriali: Tony è un fanatico dei film di gangster americani che imita i comportamenti dei loro personaggi, Filo è razionale, iper-analitico e con tutte le caratteristiche dello spettro autistico. A unire i due fratelli, la passione per il poker ereditata dal padre; passione che avranno modo di mettere a frutto quando la sorellina Maria, affetta da una grave malattia, si rivelerà bisognosa di una nuova e costosa cura. I due si imbarcheranno così in un viaggio dal paesino siciliano di Scicli, dove sono cresciuti, fino a Milano e poi a Malta, con lo scopo di sfidare i più grandi campioni di poker.

Ha il ritmo e il passo del film “sportivo”, Poker Generation, evidenziando le tappe di un viaggio che porterà i due fratelli attraverso sfide sempre più impegnative, sul tavolo da gioco e fuori. L’iniziale coesione tra i due lascia presto il passo a una divergenza caratteriale sempre più netta, con Filo che resta fermo nel suo proposito di tornare nel paese natale per pagare le cure della sorella, mentre Tony si perde sempre più nel vortice di locali notturni, alcol, gioco e donne, perdendo di vista il motivo iniziale del viaggio e nutrendo un ego che assume tratti sempre più involontariamente caricaturali. Il viaggio dall’assolato paese siciliano alla Milano notturna e fumosa – da ognuno dei due approcciato in modo diverso – diviene così l’occasione per i due fratelli di definire i rispettivi percorsi, che si riveleranno divergenti e solo alla fine potranno trovare – forse – una ricomposizione. “La vita è come una partita di poker: c’è chi sta sopra e chi sta sotto, e quando sei sotto devi imparare a cavartela, a capire il momento in cui puntare quel poco che ti resta. Bisogna trovare la giusta possibilità e la felice combinazione”. La filosofia del film, che paragona la vita a una mano del gioco d’azzardo per eccellenza, è del tutto trasparente e già sottolineata nella prima scena.

Gianluca Mingotto, regista proveniente dal videoclip, dirige Poker Generation con uno stile nervoso e rutilante, chiaramente debitore del suo background, che evidenzia in modo plastico i diversi percorsi dei due protagonisti nel girone dantesco del notturno mondo del gioco d’azzardo. In ciò, le differenze tra il neurotipico Tony, volubile e incapace di distaccarsi del tutto dal modello paterno, e l’autistico Filo – fermo nei suoi propositi e capace di incanalare tutte le sue abilità analitiche in quello che è lo scopo iniziale del viaggio – emergono in modo ancora più palese, persino nelle soluzioni visive adottate (vedi lo split-screen su piani temporali sfalsati che mostra l’uscita di casa dei due protagonisti). Poco importa, in questo senso, se i tratti del personaggio di Filo risultano lievemente stereotipati (le citazioni a memoria dei lemmi del dizionario, la logorroica attitudine a spiegare a voce ogni singolo concetto gli venga posto di fronte): l’interpretazione di Piero Cardano, così come quella della sua spalla Andrea Montovoli, è convincente e tale da non far scivolare mai il personaggio nella caricatura. Completano il cast attori d’esperienza come Francesco Pannofino e Lina Sastri, rispettivamente nei panni del padre e della madre dei due fratelli, per quella che è una favola contemporanea sui generis, insolita nel suo background e per questo tanto più degna d’attenzione.

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