Pulce non c’è

Pulce non c'è recensione

Pulce non c’è

Il film sarà proiettato sabato 14 novembre all’interno dell’evento Aspie Saturday Film, che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente.

Margherita Camurati, detta Pulce, è una bambina autistica di nove anni, che vive con i genitori e la sorella maggiore Giovanna. Pulce non parla, comunica solo a gesti ma ha comunque costruito un rapporto di solido affetto con la sua famiglia, che si è attrezzata per adattarsi alle sue esigenze. Una mattina, la madre Anita va nella scuola frequentata da Pulce per prelevare sua figlia, ma con suo grande stupore le viene detto dagli insegnanti che Pulce non c’è. La bambina è stata infatti trasportata presso una comunità, dove la madre e la sorella potranno andare a trovarla solo una volta a settimana. È assolutamente vietato, invece, ogni contatto con suo padre Gualtiero, e presto ne viene spiegato il motivo: a scuola, durante una sessione di comunicazione facilitata, Pulce avrebbe rivelato abusi sessuali da parte del padre a lei e alla sorella. L’equilibrio della famiglia inizia ad andare in pezzi, mentre Anita non riesce più a dedicarsi alla figlia maggiore e Gualtiero si chiude sempre più in se stesso, rispondendo anche con sarcasmo alle domande degli investigatori.

È raccontata prevalentemente attraverso lo sguardo di Giovanna, di cui sentiamo anche la voce fuori campo, l’odissea di Pulce non c’è: uno sguardo che appare l’unico che riesce davvero a entrare in contatto, stabilendo un rapporto profondo, col mondo interiore della sorella. Come evidenziato dal titolo, Pulce non c’è per tutto il mondo al di fuori della famiglia: è una presenza invisibile da relegare ai margini, o da stimolare a usare un linguaggio non suo (quello verbale) con metodiche discutibili come quella della comunicazione facilitata. Il film di Giuseppe Bonito, suo esordio alla regia e premio speciale della giuria nella sezione Alice nella città del Festival del Film di Roma, è diviso quasi plasticamente in due parti: nella prima ci viene mostrata la quotidianità della famiglia, la vita di adolescente della figlia maggiore Giovanna, la vita coniugale di Anita e Gualtiero che si è adattata al meglio alla disabilità della figlia più piccola, nonostante il carattere burbero e poco comunicativo dell’uomo. Nella seconda parte, assistiamo invece all’odissea giudiziaria attraversata dalla famiglia, col muro rappresentato dalla comunità – che non tiene conto delle esigenze della bambina – e col progressivo sfaldarsi degli equilibri familiari, che portano Gualtiero a un passo dal suicidio, Anita vittima di una forte depressione, e Giovanna abbandonata alla sua difficile realtà adolescenziale.

Non fa sconti sul piano della crudezza visiva, il film di Bonito, mostrando direttamente le conseguenze della disabilità di Pulce, ma soprattutto quelle del suo essere stata strappata dal luogo in cui è cresciuta per essere portata in un contesto che si rivela non solo incapace, ma anche disinteressato a capirla. La sceneggiatura, tratta dal romanzo omonimo di Gaia Rayneri – a sua volta ispirato a una storia vera – organizza in un crescendo il lungo calvario legale – e personale – che i membri della famiglia Camurati devono attraversare, seguendone separatamente le evoluzioni e affidandosi a prove recitative (Pippo Delbono e Marina Massironi nei ruoli dei due genitori, le giovani Francesca Di Benedetto e Ludovica Falda a impersonare rispettivamente Giovanna e Pulce) intense e funzionali. Non vuole dare giudizi o esprimere sentenze definitive, Pulce non c’è, ma solo mostrare un dramma familiare per quello che è, per l’impatto – a volte devastante – che esprime sui suoi protagonisti, e per il modo in cui giunge alla sua conclusione. Su tutto, lo sguardo da adolescente – più matura dei suoi anni – di Giovanna, vivificato dal contatto con quello speciale della sorella, che trasmette comunque una ventata di ottimismo a una storia crudamente realistica, che vuole raccontare il dramma di una famiglia senza enfasi o facili scorciatoie emotive.

Condividi questo post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Ogni sabato pomeriggio per vedere un film, discuterne e passare del tempo insieme