The Dark Side of The Sun

The Dark Side of The Sun

Come tutte le patologie rare e potenzialmente mortali, lo Xeroderma Pigmentoso (abbreviato XP) è capace di condizionare pesantemente la vita di chi ne è affetto, oltre a quella dei suoi familiari. Malattia cutanea che provoca ustioni alla sola esposizione alla luce solare, con una probabilità di sviluppare tumori che è 10.000 volte superiore a quella dei soggetti sani, l’XP ha una prognosi spesso infausta, con un’aspettativa di vita bassa (2/3 dei pazienti non raggiungono l’età adulta) e una necessità di continui accorgimenti e monitoraggio. Una patologia che rende molto difficile il raggiungimento di una vita normale, aggravata dalla diagnosi spesso tardiva e dalla carenza di strutture sanitarie adeguate. Una delle pochissime realtà che trattano l’XP, non limitandosi all’aspetto sanitario, ma adottando al contrario un approccio olistico, è quella americana di Camp Sundown, campo estivo per bambini e adolescenti fondato dai genitori della piccola Katie; la particolarità di questa struttura è il fatto che le sue attività si svolgono nelle ore notturne, quelle in cui i giovani ospiti possono uscire e esplorare il circondario senza rischi. Nel giro di due decenni, la struttura è cresciuta in notorietà e dimensioni; alla fine del decennio scorso, il regista Carlo Shalom Hintermann ha passato tre estati a Camp Sundown accanto a operatori e ospiti, uscendone con materiale abbondante per un documentario. Un documentario, questo The Dark Side of The Sun, che si è rivelato però del tutto particolare.

Il film di Hintermann si avvale della partecipazione dell’illustratore e animatore Lorenzo Ceccotti, che ha creato una serie di sequenze animate sulla base dei racconti scritti da alcuni giovani ospiti di Camp Sundown. Il resoconto delle esistenze dei ragazzi, di quelle dei loro familiari, oltre al lavoro degli operatori della struttura, si alternano così a inserti fantastici in cui la realtà del campo è trasfigurata, i piccoli ospiti vengono sostituiti dalle loro versioni animate, e gli spiriti della notte entrano con loro in magica simbiosi. Così, le creazioni narrative dei ragazzi – opportunamente assemblate e inserite nel tessuto realistico del documentario – formano una cosmogonia in cui luce e oscurità, giorno e notte, sono personificati da due entità che si alternano ciclicamente nel controllo della realtà; due entità mutualmente esclusive, impossibilitate a incontrarsi o semplicemente a guardarsi, ma entrambe necessarie per l’equilibrio stesso della creazione. Quello notturno è ovviamente terreno di esplorazione privilegiato – meglio, esclusivo – per i ragazzi di Camp Sundown, le cui attività di gioco ed esplorazione divengono avventura e scoperta, fonte di inesauribile meraviglia e (soprattutto) possibilità di amicizia, socializzazione e sconfitta dell’isolamento. Una dimensione che troviamo tanto nella descrizione realistica della vita notturna del campo, quanto in quella fantastica che viene resa dalle sequenze animate.

Presentato nel corso del Festival del Film di Roma 2011, giunto poi brevemente in sala solo 3 anni più tardi, questo The Dark Side of The Sun avrebbe meritato ben altra visibilità, trattandosi di opera di rara sensibilità ed equilibrio. Il regista italiano non arretra di fronte alla durezza della condizione, esplicitando in modo diretto tanto il travaglio dei genitori, quanto la dura realtà di dolore ed isolamento dei ragazzi, mantenendo sempre dritta la barra del realismo e del resoconto documentaristico. Tuttavia, quello di Hintermann è un lavoro ricco di empatia e dall’approccio intelligentemente ottimistico: caratteristiche che non si limitano certo alla trasfigurazione fiabesca degli intermezzi animati. L’accento del film è infatti posto sull’inesauribile ricchezza umana che la condizione (nel travaglio che porta con sé) è capace di far emergere, sulla capacità di guardare il mondo da un’ottica diversa che accomuna ragazzi, genitori e operatori, sul contatto con una diversità che – nel momento stesso in cui si esprime – smaschera l’assurdità di qualsiasi stigma. Una diversità che trova nella notte la sua rappresentazione esplicita, e che ritroviamo tanto nell’emozionante escursione notturna, accompagnata dai giochi cromatici e dalle lanterne fatte volteggiare nel cielo, quanto nei racconti che animano (letteralmente) il terreno circostante la struttura, facendo vivere ai protagonisti un’avventura che completa e innerva la loro quotidianità così speciale al campo.

Diretto da un regista che è figlio d’arte (suo padre Carlo Hintermann fu attore tra gli anni ‘50 e gli ‘80) The Dark Side of The Sun si avvale di un’ottima confezione e di un efficace assemblaggio del materiale raccolto dal regista, oltre che di un comparto animato di tutto rispetto. Quest’ultimo, citando esplicitamente le opere dello Studio Ghibli (in particolare i maestri Hayao Miyazaki e Isao Takahata), contribuisce a rendere il lavoro di Hintermann appetibile e accattivante per larghe fasce di pubblico, integrandosi in modo perfetto con la parte strettamente documentaristica. Un equilibrio quasi magico tra fiaba e resoconto realistico, lirismo fantastico e racconto spiccio della quotidianità, sogno e confronto col dominio del reale; un risultato che dimostra una volta di più l’inutilità di qualsiasi steccato tra cinema narrativo e documentaristico, e che rivela quanto la contaminazione di linguaggi possa produrre opere preziose tanto sul piano artistico, quanto su quello sociale e divulgativo.

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