White Frog

White Frog recensione

White Frog

Il film sarà proiettato sabato 17 ottobre all’interno dell’evento Aspie Saturday Film, che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente. ATTENZIONE: il film verrà proiettato in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Nick Young è un sedicenne Asperger che vive con i genitori e suo fratello maggiore Chaz, che è anche l’unica persona con cui riesce a comunicare. Un giorno, Chaz muore tragicamente mentre si sta recando in bicicletta a casa di un amico. Incapace di elaborare il lutto, trascurato dalla sua famiglia a sua volta afflitta dalla perdita di Chaz, Nick inizia a partecipare alle riunioni degli amici di suo fratello; sarà, per lui, l’occasione di scoprire un lato della vita di Chaz che non conosceva, un lato che metterà a dura prova tutte le sue convinzioni.

Inizia con un lutto, White Frog, eppure il suo tono si mantiene lieve e per niente enfatico per tutti i suoi 93 minuti di durata. Il film di Quentin Lee ci fa adottare l’ottica del giovane Nick nel suo percorso di scoperta della personalità del fratello, e in quello di accettazione della sua stessa condizione. Nick è trascurato dalla sua stessa famiglia, che vedeva in Chaz il figlio perfetto, e non è mai riuscita a sintonizzarsi sulle esigenze del figlio minore; i genitori del ragazzo sembrano capaci di “aiutarlo” solo organizzandogli improbabili feste di compleanno o sfide a scacchi contro coetanei ben poco disposti. Chaz era il suo unico punto di riferimento, la guida che molte persone nello spettro trovano in adolescenza, e la sua dipartita lo costringe a imparare a cavarsela da solo. Ma la perdita di Chaz sarà anche, per Nick, l’occasione per un’indagine approfondita sulla vita di suo fratello, che lo porrà davanti a più di una sorpresa.

Il titolo di White Frog, spiegato verso la fine del film, sembra suggerire un’elegia di tutte le diversità, elegia che tuttavia il film di Quentin Lee porta avanti senza enfasi, con un understatement che ne fa apprezzare la sincerità. La sceneggiatura cesella bene l’evoluzione dei rapporti di Nick con gli amici di Chaz, il suo lento penetrare nel loro mondo che era anche il mondo di suo fratello; il rapporto tra il protagonista e Randy, in particolare, figura chiave del film e a sua volta soggetto di un’evoluzione che riserverà più di una sorpresa, è descritto in modo semplice e credibile, con una progressione priva di forzature.

Non manca una qualche quota di stereotipizzazione, nella descrizione del personaggio del protagonista, con alcuni particolari – l’abilità nel poker e negli scacchi, il cubo di Rubik in bella vista sulla sua scrivania – che lasciano un po’ il tempo che trovano. Il protagonista Booboo Stewart (attore e modello di origini giapponesi, cinesi e coreane da parte di madre, scozzesi, russe e native americane da parte di padre) dà vita a un adolescente la cui diversità è immediatamente visibile, riuscendo tuttavia a non calcare troppo la mano e a rendere in modo credibile l’evoluzione del suo percorso. Perché, di fatto, White Frog è anche una sorta di coming of age, il percorso di un adolescente solo apparentemente consapevole della propria diversità, che entra in crisi quando si trova ad avere a che fare con un’altra diversità, di altro tipo. Il “racconto di formazione” di Nick, che trova un po’ di respiro emotivo e un senso di vera liberazione solo nel finale, è costruito in modo apprezzabilmente lieve, con tocchi di humour che non pregiudicano la credibilità e la pregnanza della sua descrizione. E la “trasparenza” delle intenzioni del film nell’approcciarsi al tema delle diversità, esplicita nel finale, non disturba, ma anzi si fa apprezzare per la sua sostanziale onestà.

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