X+Y recensione

X+Y

Il film sarà proiettato sabato 21 novembre all’interno dell’evento Aspie Saturday Film, che si tiene presso la sede di Roma di CuoreMenteLab, dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Clicca qui per prenotare gratuitamente. ATTENZIONE: il film verrà proiettato in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Nathan è il classico “bambino prodigio”. Diagnosticato da piccolo come autistico gifted, il ragazzino ha problemi a comunicare col mondo attraverso altre vie che non siano i numeri, ed è riuscito a stabilire un vero rapporto affettivo solo con suo padre. Dopo la morte di quest’ultimo, in un incidente stradale che coinvolge – ma lascia illeso – lo stesso Nathan, il ragazzo si chiude sempre più nel suo mondo, cercando conforto nella matematica, campo in cui si è da subito rivelato straordinariamente dotato. Il suo essere diversi passi avanti rispetto ai suoi coetanei convince la madre Julie ad affidare Nathan all’insegnamento privato di Mr. Humpreys, docente anticonformista che riuscirà a stabilire col ragazzo un rapporto di amicizia. Lo scopo di Humpreys è far entrare Nathan nella selezione inglese delle Olimpiadi della Matematica; per ottenere questo scopo il ragazzo dovrà partecipare a un training camp a Taiwan, che nel bene e nel male finirà per cambiare per sempre la sua vita.

Non nasconde le difficoltà della condizione di Nathan, X+Y, ma anzi ci fa entrare a più riprese nel mondo del ragazzo, nelle difficoltà sensoriali che ne condizionano il soggiorno nell’affollata e caotica Taiwan, nel suo difficile rapportarsi agli altri, in primis a sua madre Julie. Il film di Morgan Matthews, che si è ispirato per il soggetto al suo documentario Beautiful Young Minds, si distanzia dagli altri film sulla giftedness principalmente perché alterna la dimensione di racconto di formazione, quella che vede il protagonista aprirsi al mondo e trovare una via di comunicazione che includa il suo “interesse speciale”, a quella del film “sportivo”, col training del protagonista che gradualmente lo riporterà da Taiwan in Inghilterra, per la competizione più importante che si svolgerà a Cambridge. In questo percorso, sono chiaramente evidenziate le tappe della crescita personale di Nathan, che entra a contatto con un ambiente che lo mette a disagio per motivi opposti a quelli per cui è a disagio di solito: “Di solito sono io quello strambo”, confessa al suo insegnante. “Ma qui sono tutti strambi”.

X+Y mostra un approccio tutto sommato originale al tema che racconta, mantenendo il tono giustamente in bilico tra la solarità del romanzo di formazione (con tanto di love story adolescenziale inclusa) e le asprezze del dramma che racconta la diversità, con tutte le conseguenze – sul diretto interessato e su chi gli sta intorno – che questa comporta. È interessante, in questo senso, la descrizione della trasferta taiwanese del protagonista, e in particolare il rapporto col suo compagno di stanza, anche lui autistico, che troverà risvolti sorprendentemente crudi. Il film di Morgan Matthews non arretra di fronte alla descrizione della solitudine che la condizione del protagonista porta con sé, solitudine che affligge tanto lui – nonostante il suo continuo, illusorio rifugiarsi nel confortante mondo dei numeri – quanto sua madre che non riesce, suo malgrado, a stabilire con lui un autentico contatto. In questo senso, è interessante la giustapposizione della solitudine dei due a quella dell’insegnante, affetto da sclerosi multipla e per questo a sua volta considerato diverso, disilluso da un’esistenza che non gli ha permesso di raggiungere i risultati sperati.

Conta su efficaci interpretazioni, X+Y, a cominciare da quella dell’enfant prodige Asa Butterfeld (lo avevamo visto in Hugo Cabret di Martin Scorsese) per continuare con gli ottimi Rafe Spall e Sally Hawkins a impersonare rispettivamente l’insegnante Humprey e la fragile madre del protagonista. Il film di Matthews diventa ancora più interessante quando sposta il focus dalla crescita del ragazzo al nascente rapporto tra i due adulti, sottotrama ricca di implicazioni che trova un suo piccolo spazio – pur sacrificato – all’interno della progressione della storia. Più convenzionale – ma ugualmente efficace – la descrizione della scoperta dell’amore da parte del protagonista, con quell’affannosa ma velleitaria ricerca di un’equazione dell’amore che porterà il giovane Nathan a domandarsi se la matematica sia effettivamente la sua priorità nella vita. In questo senso, un finale aperto – e intelligente – chiude un film che mantiene il suo giusto equilibrio tra l’ottimismo della teen story e la crudezza nella descrizione di una diversità di cui non vengono mai nascosti – ma anzi restano evidenziati – i punti problematici.

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